Petramante “Ciò che a voi sembra osceno a me pare cielo”

 Le serate vestite di pantofole e plaid sono il miglior antidoto al freddo invernale, ma solo se non c’è un buon concerto a fare capolino oltre il tramonto. In quel caso non c’è sofà che tenga, né ora, né mai.

Così, appena ricevuta (un po’ per caso, un po’ per fortuna) la notizia, siamo già in prima fila per assistere all’inaspettata tappa crotonese dei Petramante, band umbra alle prese con il tour del loro secondo, nuovo album “Ciò che a voi sembra osceno, a me pare cielo”.
Li incontriamo dopo aver passato una meravigliosa serata in compagnia della loro musica, dopo aver cantato e fatto le ore piccole piccole con un piacere grande grande.
Francesca Dragoni, voce dei Petramante, ci racconta il resto

Siete instancabili, non vi fermate un attimo dal dicembre scorso… Nei primi mesi del 2013 è uscito il nuovo album e avete iniziato il tour, che questa volta è passato ben tre volte dalla Calabria: Crotone, Catanzaro, Reggio Calabria. Crotone è stata una sorpresa per noi ed anche per voi. Che atmosfera avete percepito ieri sera?
Francesca – E’ sempre molto bello scendere verso sud e la Calabria ci piace in maniera particolare. L’atmosfera ieri sera è stata estremamente conviviale! Capita che sia difficile presentare un progetto con pezzi che per la maggior parte del pubblico sono completamente sconosciuti ed avere una partecipazione tale, scambiarsi opinioni come è accaduto nel post concerto… è una cosa molto positiva ed è molto frequente al sud. C’è una voglia di condividere, di stare insieme che è meravigliosa.

E’ vero, io dico sempre che da queste parti finisce tutto “a tarallucci e vino”, però questa è la cosa bella di trovarsi a fare dei live in luoghi in cui la gente non è abituata ad aver sempre la possibilità di gradire musica dal vivo, di questo genere, di questa portata. Tornerete a trovarci quindi?
Francesca – Volentieri! Abbiamo incontrato delle persone bellissime e ci siamo promessi di ritrovarci, speriamo davvero di scendere nuovamente, magari d’estate… abbiamo visto un mare bellissimo che non abbiamo però toccato!

Come vi suggerivamo, d’estate vedrete un altro volto della città. Ma torniamo a parlare dei Petramante. Ieri sera ci avete anche proposto delle cover: “Cantando” di Rosario Di Bella, “Segnali di vita” di Franco Battiato, “il cielo in una stanza” di Gino Paoli. C’è un qualche filo emotivo che vi lega a queste cover, come le avete scelte?
Francesca – Sì, è soltanto filo emotivo. Di solito quando si progetta il live si inserisce una o più cover nella scaletta. Essendo solitamente brani più conosciuti, richiamano l’attenzione ed è interessante rifarli in maniera diversa, personale. Così Segnali di Vita e Il Cielo In Una Stanza. La cover di Rosario Di Bella invece l’abbiamo proprio inserita nel disco, sempre per un feeling emotivo. Ognuno di noi ascolta in privato anche musica molto diversa da quella proposta tramite le cover presenti, però all’interno del progetto c’è sempre un filo sonoro che guida un’affinità con alcuni pezzi piuttosto che con altri, quindi sì, è tutto frutto di scelte puramente emotive.

Mi piace molto questo criterio di scelta. Tra richiami e filoni emotivi mi spingo a farti una domanda forse banale, ma a cui non posso rinunciare. La collaborazione con Paolo Benvegnù, uno dei miei artisti preferiti sulla scena italiana, com’è nata? Vi siete conosciuti per caso, sui palchi?
Francesca – Ci siamo incontrati più di una volta sui palchi ma anche in occasioni diverse, per esempio molti anni fa eravamo ad un concorso, lui era in giuria. Poi ci siamo rivisti, abbiamo suonato insieme un paio di volte. Esattamente come te noi lo stimiamo molto, lo abbiamo sempre seguito. Quando abbiamo iniziato a preparare il nuovo disco la prima persona a cui ci è venuto in mente di chiedere la produzione è stato Paolo, e proprio perché negli incontri precedenti si era instaurato un feeling, lui ha accettato. Ha lavorato in modo molto incisivo, sicuramente il disco sarebbe stato diverso se non ci fosse stato lui, con la sua forte presenza. Per esempio per quanto riguarda i testi, poiché è intervenuto nella selezione dei brani da inserire nel disco, chiedendoci anche di scrivere dell’altro. In più ha collaborato suonando, cantando, elaborando diverse cose. Molto spesso gli ascoltatori più esperti ci hanno detto che quest’orma si sente.

Più che sentire, io dico che si percepisce. Avete infatti un carattere molto forte ed il vostro disco è uno di quelli davanti a cui non ci si può fermare al primo ascolto ed avere tutto chiaro, bisogna entrarvici dentro per capire. Come per il vostro nome, o come per il titolo, che tanto mi ha colpita: Ciò che a voi sembra osceno, a me pare cielo. C’è una qualche spiegazione dietro a quest’ultimo?
Francesca – E’ una frase che rappresenta il mood del disco. Noi sapevamo che facendo questo disco, frutto del livello di crescita personale, facevamo qualcosa che si distaccava dal precedente… avevamo vissuto delle esperienze che avevano fatto sì che si fosse modificato il nostro modo di vedere la vita. Poi questa nuova dimensione, per trasposizione, è arrivata anche nei testi. E’ una chiave di lettura del disco intero. A Paolo è piaciuto tantissimo. E’ una frase molto lunga, forse difficile da ricordare, che diventa una specie di poesia.

Introduce davvero bene all’entrata del disco, accompagna per mano attraverso la poetica di tutti i testi presenti, che scrivi tu, solitamente, ma in questo disco c’è di più.
Francesca – Sì, non ho scritto io tutti i testi del disco, ma la cosa bella è che c’è una connessione tra le cose e un’omogeneità d’intenti per cui non si distinguono neanche più le varie scritture.

Il video esperimento di “Le Calvizie”. Avete coinvolto i vostri ascoltatori nella composizione, chiedendogli di inviare la loro interpretazione del sentimento di “sicurezza”. La sensazione di sicurezza è molto variabile, molto intima, è davvero una bellissima idea.
Francesca – Bisogna riuscire a filmare una sensazione, è una sfida con sé stessi. Il primo ostacolo importante è che molto spesso quello che ci rassicura non è niente di fisico, non è un oggetto. Molte cose che ci sono arrivate sono abbastanza chiare, altre sono molto particolari. Non vediamo l’ora di montarlo!

E noi di vederlo. Questo è un album che arriva dopo molto tempo, un lungo silenzio. Un riassunto brevissimo di “a cosa vi è servito questo tempo”.
Francesca – Questo tempo non è stato un periodo di gestazione del disco, nel senso pratico del termine. E’ stato utile alla gestazione di idee, di volontà, per capire ciò che si voleva fare. Siamo stati fermi in meditazione attiva, ecco. Alla fine questa meditazione ha portato ad un lavoro molto rapido, sia di scrittura in quanto tutti i pezzi sono stati scritti in pochi mesi, che di registrazione. E’ stato molto più veloce di quanto non si pensi.

Rapido, distinto e molto violento negli intenti. Arriva dove vuole e centra il bersaglio. Grazie Francesca!

(Articolo e foto Silvia Cerri)
Riproduzione riservata

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