Live Report: Massimo Volume a Cosenza

Cosenza, 5 marzo 2014, Teatro Auditorium Unical. Ho scritto così sulla Moleskine nera, quest’anno versione mini, che oramai uso solo per appuntare concerti, e poche altre cose comunque meno importanti.

photogallery: http://lavitapellicola.tumblr.com  Set 1 | Set 2 Io, figlia dei morenti anni della new wave e del post rock, con un piede negli ’80 ed uno che già varcava la soglia dei ’90, ho dovuto ripiegare la mia fame di live in un contesto del tutto diverso da quello in cui andavano esibendosi i Massimo Volume dei tempi di Stanze, di Lungo i Bordi, quei tempi lontani, culla gremita di esordi e conferme importanti nel panorama della musica italiana. Gli anni della mia infanzia, per l’appunto. Quando nel 2010 fu annunciata l’uscita di Cattive Abitudini ero scalpitante ma scettica. Risultato? Ne rimasi fulminata. Non aveva niente da invidiare a Lungo i Bordi, erano due prodotti frutto di spinte ed esperienze diverse. Allo stesso modo penso che Aspettando i Barbari non debba aver confronto con la precedente produzione e per nulla debba per forza discostarsi da quell’impronta stilistica che rende Clementi e band unici e rivoluzionari, al contrario di quanto rimprovera l’ex produttore Fausto Rossi su Facebook, ammonendo Clementi di fare “la stessa cosa” dal ’94. Fausto, ma che cd hai ascoltato? Lasciamo perdere internet, social d’ogni tipo e per un momento anche la città. Ci mettiamo in viaggio per Cosenza, nell’utilitaria gira Da Qui. Vetri appannati, pioggia incessante, su Rende il cielo è già scuro, sono le 21. Raggiungiamo facilmente l’Auditorium Unical, teatro universitario e risorsa culturale per tutti i giovani entusiasmi che vivono da queste parti. Finalmente ci siamo. Emidio Clementi, Vittoria Burattini, Egle Sommacal e Stefano Pilia si posizionano ordinati sul palco, dietro di loro campeggia il quadro di Ryan Mendoza, scelto come immagine di copertina per “Aspettando i Barbari”. Clementi saluta e non si dilunga, partono le prime cinque tracce della scaletta tutte tratte da Aspettando i Barbari: “Dimaxion song”, “La notte”, “Aspettando i Barbari”, “Compound”  e “La Cena”,  canzone dai versi perturbanti che ripeterò per giorni e giorni ancora, come avevo fatto dopo l’uscita del videoclip, mesi fa: “oh madre, / il vento scuote ciò che cede / le insegne, i rami, le catene / le foglie morte dell’amore”. L’ultimo disco dal vivo suona più arioso, aperto, la dimensione live sveste i brani della sofisticatezza che la produzione in studio gli ha donato ma senza snaturarli, con un risultato altrettanto interessante. Lo percepiscono tutti, nel loro ossequioso silenzio e nell’attenzione che si mantiene sempre costante per le due ore di concerto. Segue, “La bellezza violata”, da Cattive Abitudini. Da questo momento la scaletta slitta dal passato al presente e viceversa, regalando picchi d’emozione per i veterani ascoltatori, fedeli e nostalgici. Su “Il primo Dio” si percepisce anche qualcuno che coraggiosamente canta spezzando l’atmosfera intima e silenziosa, quasi da santuario, per sfogare un’intricata rete di emozioni aggrappate alla gola. L’ultima volta fu tre anni fa. Da allora ne è passato di tempo, litri di acqua torrenziale dal cielo sono caduti “a lavar via la polvere dai marciapiedi della vita”, come avrebbe detto Woody Allen. Eppure fa ancora tutto un po’ male, come fosse ieri. “Consideriamo questo piuttosto che il resto / il peso di cose fatte male e fatte in fretta” (Robert Lowell) Quasi comprensivo, compagno di un male comune, Mimì subito dopo il ritorno sul palco interrompe la recita dei testi e dei suoni per dedicare la traccia successiva, “Coney Island” e iniziare un’ascesa verso il finale esplosivo con “Fuoco Fatuo”. A far da cornice, “Le nostre ore contate”,  “In un mondo dopo il mondo”,  “Senza un posto dove dormire”. Sul finale, quando il saluto è definitivo, traspare il senso di una scaletta studiata per commuovere, sbilanciata a sinistra, dalla parte del cuore. Tecnica e poesia, questo è quello che non è mai mutato dal 1994.

Scaletta:

Dymaxion song
La notte
Aspettando i barbari
Compound
La cena
La bellezza violata
Dio delle zecche
La città morta
Litio
Vic Chesnutt
Silvia Camagni
Il primo Dio
Da dove sono stato
Robert Lowell
Coney Island
Le nostre ore contate
In un mondo dopo il mondo
Senza un posto dove dormire
Fuoco fatuo

(Articolo e foto – Silvia Cerri)
Riproduzione riservata

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