Live Report: Brunori Sas all’Atlantico Live

Live Report della tappa romana all’Atlantico Live del tour Il Cammino di Santiago in Taxi di Brunori SAS

photogallery http://lavitapellicola.tumblr.com  Set1 | Set 2

GIOIA, BARBA E RIVOLUZIONE

Brunori è cresciuto. Ma è sempre uguale.
La faccia impertinente del bimbo sulla copertina di “Vol. 1” ha lasciato il posto al faccione barbuto de “Il Cammino di Santiago In taxi”, ma lui non cambia mai del tutto, semmai rinasce, come canta spesso nell’ultimo album.
Lo fa ad esempio nella prima traccia, Arrivederci Tristezza, brano con cui ha aperto in un’ovazione generale il suo live all’Atlantico di Roma.

Dall’ultima volta che vidi la Brunori SAS è cambiato tutto e non è cambiato niente: sul palco ci sono gli ottimi cinque musicisti di sempre che vestono i brani di nuovi arrangiamenti (notevole quello della poetica e amatissima Lei, Lui, Firenze), e il solito Dario incontenibile mattatore che tra un pezzo e l’altro, apre il suo “spettacolo nello spettacolo” fatto di battute, improvvisazioni e scherzi con il pubblico. Come quando tira fuori alla chitarra (spalleggiato da Massimo Palermo alla batteria) Back in Black, Hey Joe, Master of Puppets, Sweet Child o’Mine, Io Per Lei di Pino Daniele e su richiesta dei presenti El Diablo della ditta Pelù & Renzulli.
«Sapete io nasco come chitarrista metal; solo che per questa musica non c’è mercato. E allora mi son messo a scrivere queste quattro canzoncine sentimentali che è meglio».

La band è reduce da un doppio sold out a Cosenza; eppure questo non sembra aver inciso minimamente sulla serata che (fatta eccezione per il «critico equilibrio idrosalinico» del cantante) scivola via lungo una scaletta che si sviluppa in perenne equilibrio tra episodi di irresistibile leggerezza e momenti di profondo intimismo: e così si susseguono la Nabokoviana Pornoromanzo, il ritmo funkeggiante de Il Santo Morto / Il manto corto ( con lo splendido duetto tra le tastiere di Dario Della Rossa e il sax di Mirko Onofrio), e poi Meglio di niente (dalla colonna sonora di E’ nata una stella), l’allegra malinconia di Come stai, la “confessione” di Nessuno e la struggente Kurt Cobain.
Prima parte del concerto chiusa con il mandolino di Stefano Amato che introduce Mambo Reazionario, e col pubblico che balla sul ritmo quasi caraibico.

Dario fa la spola tra la chitarra e il piano. Attorno a lui il suo mondo musicale ad avvolgerlo. E’ un live energico ed emozionante quello dell’Atlantico, che fa bene alle orecchie e all’umore. L’atmosfera da comune anni ’60 che permea il disco (registrato in un convento in Calabria) rimane la stessa anche nella dimensione live. Sul palco sembra di vedere una famiglia allargata e affiatata. E Brunori non perde l’occasione per ringraziarla. A cominciare da Simona Marrazzo, impeccabile anche stasera nel colorare con i suoi cori le melodie brunoriane.
I brani storici ci sono tutti e riempiono la seconda parte della scaletta, nonostante la minaccia ventilata dal cantautore cosentino di non suonare Italian dandy e Guardia ’82.

Dario e gli altri salutano il pubblico, ma risalgono sul palco qualche minuto dopo per un bis (richiesto a gran voce): «due pezzi, un vero e proprio bis e poi basta perché sono in iperventilazione. Intanto vi ringrazio, grazie, perché una situazione del genere non è affatto scontata». Gran chiusura dunque con Sol come sono Sol e una straordinaria Rosa suonata insieme a Nicolò Carnesi (che aveva dato avvio alle danze presentando il suo album “Ho una galassia nell’armadio” ad un pubblico che ha molto apprezzato).

Un’ora e mezzo di musica. 20 pezzi tondi tondi in cui trovi tutto.
La festa del paese, matrimoni che finiscono prima di cominciare, il Biancosarti, il precariato, la  spiaggia di Guardia, i ravioli di Natale, “Uomini e Donne”, Che Guevara e il pulcino Pio.
Leggerezza e riflessione, ironia e tenerezza.

Da sotto il palco c’è chi urla che “Brunori è meglio di Renzi”.
Lui ride e si schernisce.
Si schernisce dal palco questo umile ragazzo di Calabria. E non smette di ringraziare i “pochi intimi” che affollano in ogni ordine di posto l’Atlantico.
Eppure due album dopo il suo debutto e tutto quello che è seguito, appare ancora una delle voci più fresche del nostro panorama musicale, e uno dei cantautori migliori che questo assurdo paese abbia partorito.
Brunori è cresciuto, ma non cambia mai del tutto, semmai rinasce:

e passeranno i giorni
e passeranno gli anni
e brinderemmo ancora per 200 capodanni

si può nascere un’altra volta
poi rinascere ancora un’altra volta se ti va”.

(Le quattro volte)

Scaletta:

Arrivederci tristezza
Pornoromanzo
Il Santo Morto
Lei, Lui, Firenze
Kurt Cobain
Nessuno
Come stai
Fra milioni di stelle
Meglio di niente
Paolo
Mambo reazionario
Domenica notte
Vigilia di Natale
Le quattro volte
Italian dandy
Tre capelli sul comò
Guardia ’82

Sol come sono sol
Rosa

(A cura di Giuseppe Marino | Foto di Silvia Cerri)
Riproduzione riservata

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