“La musica che davate per finita è appena cominciata”: Riccardo Sinigallia e la coerenza della bellezza.

Sanremo, il nuovo album, il tour che verrà, gli amici di sempre, la passione per la canzone: il cantautore romano si racconta e ci spiega perchè la musica italiana di oggi ha bisogno di una rigenerazione.

Ti abbiamo visto sul palco del Concertone in splendida forma.

Riccardo Sinigallia – Com’era? Era buono? (ride)

Ottimo. I tre brani sono venuti fuori molto bene e anche la band è sembrata in forma smagliante. E’ stata senza dubbio una delle migliori esibizioni di quel giorno.

Riccardo Sinigallia – Grazie! In effetti siamo contenti, è sicuramente un buon periodo.C’è entusiasmo, e questo ci aiuta, anche quando si tratta di dover fare queste apparizioni televisive che sono “difficili” dal punto di vista tecnico e sempre a rischio stress: in dieci minuti ti giochi tanto rispetto a quello che hai fatto in anni nei tuoi concerti.

Mentre rispondevi mi è venuta in mente una cosa: è uno scritto di Rossano Lo Mele dei Perturbazione contenuto nella Raccolta Cosa volete sentire di Minimum Fax. In questo racconto scriveva del calvario che aveva dovuto affrontare per registrare un passaggio televisivo per una importante rete nazionale: 12 ore di riprese, prove, spostamenti, carico e scarico di strumenti per soli 20 secondi di registrazione. Lui si chiedeva quanto il gioco valesse la candela e quanto quei 20 secondi fossero comunque indispensabili. Tu che ne pensi?

Riccardo Sinigallia – Purtroppo abbiamo visto tutti che sono importanti! Puoi suonare per 20 anni in locali, teatri, circoli letterari, grandi club…ma poi quei 30 secondi in un ambito mainstream sono quelli che ti danno tante risorse per portare in giro la tua musica e quello che fai, che ha dei costi. Avere una band al seguito che divide tutto con te, è comunque un impegno. Ho la fortuna di avere due musicisti che fanno parte della mia famiglia come Laura (Arzilli) e Daniele (Sinigallia) ma gli altri fanno un lavoro per cui devono essere remunerati. E quei 30 secondi magari ti aiutano ad avere un leggero aumento del cachet per poter mettere su dei concerti che non siano solo chitarra e voce, come mi è capitato di fare negli ultimi anni.

A proposito…il 3 maggio hai suonato a Roma con Filippo Gatti. Sul palco del Piazza San Giovanni hai “incrociato” Francesco Di Bella con cui hai avuto modo di collaborare nel 2008. Due nomi che possono essere accomunati al tuo per il fatto di essere delle eccezioni nel panorama musicale italiano. Mi spiego meglio: tu sei un creatore di “bellezza musicale”, e hai avuto sempre una coerenza artistica nelle tue scelte professionali che non hanno lasciato spazio ad alcun compromesso. Come ti spieghi allora la tua (e la loro) difficoltà a far emergere la bellezza rispetto a tante altre cose che belle poi non sono?

Riccardo Sinigallia – Eh…questa è una bella domanda. Anche se mi sembra più che altro un complimento. In effetti esiste questa difficoltà, tant’è che delle volte mi viene il dubbio che non sia poi così bello quello che faccio

Fidati. E’ bello. E te lo diciamo francamente.

Riccardo Sinigallia – Beh, grazie! Mi è capitato tante volte di lavorare con amici che non erano conosciuti che poi lo sono diventati. E’ successo quando ho prodotto i primi dischi di Niccolò Fabi, La Favola di Adamo ed Eva di Max Gazzè, ma anche con i Tiromancino. E questo passaggio dall’anonimato alla notorietà di ragazzi che amano la musica, è molto importante e significativo. Avendo vissuti tutti e tre quei passaggi, negli anni 90, mi sono reso conto che esiste tutta una serie di coincidenze per le quali si passa da un pubblico di amici ad unomolto più vasto. E li cambia tutto. Ad esempio: La descrizione di un attimo è uscito nel 2000, eppure per un anno, nonostante Sanremo, non ebbe alcun tipo di consenso popolare. Suonavamo davanti ad un pubblico di 13 persone anche dopo il Festival. Poi è bastato fare un video con Valerio Mastandrea che rifaceva Raimondo Vianello, che Ferzan Ozpetek mettesse Due Destini nei titoli di coda de Le Fate Ignoranti e così è successo che tutti quelli che erano dubbiosi su quel gruppo, sulla musica che faceva cambiarono idea. Le stesse persone passarono da “Non si capisce che cosa suonino. Non mi piace il loro cantante” a “Sono meravigliosi”. Sono meccanismi che anche i Rolling Stones hanno definito come concatenazioni di eventi che non si possono mai prevedere. Ci vuole un po’ di fortuna. Mettici anche che sono sempre stato un tipo da “basso profilo”, per scelta, per attitudine, per carattere. Nella vita non ho un impatto forte nell’immediato. Preferisco avere pochi amici ma con cui sto benissimo da sempre. E anche in campo sentimentale tutto ruota su regimi lenti ma accurati. Credo che sia per tutti questi motivi. Poi può anche essere che io non abbia quell’atteggiamento che è richiesto nel nostro paese di showman che sceglie per se il vestito giusto, il parrucchiere giusto…

Oppure può essere che chi sta nella stanza dei bottoni in Italia non abbia le orecchie giuste per fare quel lavoro. Resta il fatto che, senza un motivo, alcune delle tue produzioni, a volte, abbiano faticato per emergere. 

Riccardo Sinigallia – Forse è anche dovuto al fatto che sono dischi eccessivamente sinceri. E questo ha il suo costo. Non sono comunque l’unico. Ci sono moltissimi artisti che meriterebbero interesse e faticano ad emergere nel panorama italiano, che in questo momento è abbastanza chiuso da una parte nel mainstream dei talent e delle radio commerciali e dall’altro dalle mode alternative. Per cui vanno o i rapper o i gruppi che usano parole e suoni più aggressivi. E quelli come me, Filippo e Francesco si ritrovano in una sorta di terra di mezzo, che è quella della passione della canzone in se. Ci piace scrivere delle canzoni dolci quando ci sentiamo in quel modo, o rabbiose quando ci sentiamo più incazzati senza che questo sia un format da riprodurre perchè la gente si aspetta da te. E la conseguenza è che difficilmente si potranno avere grandi numeri di appassionati di genere. Fortunatamente però, c’è tanta gente che apprezza questa musica e il loro affetto ci fa andare avanti.

In effetti in questo mondo social la sincerità e la semplicità trovano poco spazio, offuscate da meccanismi ribaltati. Per citare la parentesi sanremese e la squalifica di Prima di andare via: il fatto che il brano sia stato messo fuori gara sembra aver paradossalmente avvicinato quelli che si sono lasciati incuriosire dalla notizia e che magari avevano prestato poco orecchio al Festival fino a quel momento. Concordi su questo punto?

Riccardo Sinigallia – Direi di si, pur non avendone la controprova. Di sicuro ero molto fiducioso per la canzone, e credevo che anche senza la squalifica avrebbe avuto il suo percorso. Per quel che ho saputo dopo, penso che avrebbe addirittura potuto concorrere per un premio della giuria. Più che altro sono dispiaciuto perché mi sarebbe piaciuto fare un percorso regolare.

Sarebbe piaciuto anche a noi. Il totofestival della nostra piccola redazione ti dava vincente a mani basse. Credo che qualcuno ci abbia addirittura rimesso la propria casa. Però forse i percorsi regolari non sono da Riccardo Sinigallia.

Riccardo Sinigallia – Alla fine ho pensato che fosse tutta una questione di karma. Uno ce la mette tutta e si rende disponibile a qualsiasi confronto con un mondo chè è un po’ lontano dal tuo ed inesorabilmente, nonostante tutto il tuo impegno, ritorna questa condanna ad essere l’imbucato o quello che entra dalla porta di servizio. Però mi fa davvero piacere tutto l’affetto che ricevo in merito alla canzone, al disco, e alla continuazione di questa carriera che porto avanti con davvero tanta passione. Quindi, in fin dei conti, sono comunque contento di come è andata.

Come mai hai scelto per Sanremo Prima di andare via e Una rigenerazione (brani scritti insieme a Filippo Gatti)?

Riccardo Sinigallia – Prima di andare via era per me una certezza. Possiamo dire che è stato il motivo per cui mi sono presentato. Una canzone in cui credevo molto e per la quale pensavo fosse una bellissima occasione poterla presentare su un palco così importante al pubblico italiano. Ho presentato quella, ed è piaciuta molto alla commissione. Poi il discorso della doppia canzone mi ha messo un po’ in difficoltà, perché avevo già pronti branii lunghi 7 minuti o comunque che trattavano argomenti difficili per quel palco. Allora ho chiamato Filippo chiedendogli un’altra canzone. E siccome c’era in ballo un disco registrato insieme che doveva uscire a suo nome, rimasto nel cassetto con dentro due canzoni scritte assieme (Le ragioni personali e Una rigenerazione) ho deciso di prenderle entrambe, lavorarci un pochino, inserirle nel disco e portare Una rigenerazione a Sanremo. Insomma io gli ho chiesto una mano e lui è stato molto generoso con me.

C’è un brano di Per tutti (brano che da il nome all’album) che recita “La festa che davate per finita è appena cominciata”. Potremmo eleggerlo a verso-manifesto del disco? Piu in generale qual è il fil rouge che lega i 9 brani dell’album?

Riccardo Sinigallia – Il criterio che ha guidato la scelta dei brani è stato quello della (voglio riutilizzare questo termine) sincerità: ho prefeito optare per i brani dove si sente meno l’autore, quei brani che io ho stesso, riascoltandoli, ho vissuto quasi da ascoltatore esterno che come artefice. Quelle secondo me sono le canzoni che poi durano nel tempo. Pezzi che ti accorgi di non aver scritto ma piu semplicemente interpretato. Poi su queste canzoni ho lavorato molto, ma proprio per mantenerle identiche al primo momento. Per tutti, per come inizia e per come termina, in effetti identifica tutti i contenuti dell’album, che ho deciso di chiamare così per sottolineare una sorta di percorso catartico: partire dalle difficoltà per poi celebrarne la sconfitta. Superarle tutti insieme per poi iniziare qualcosa di nuovo.

Una sorta di stigmatizzazione di quello che è stato quindi?

Riccardo Sinigallia – Esatto, ed anche un rito propiziatorio.

Ti do i primi titoli che mi capitano sotto gli occhi dalla playlist di Per Tutti. Ti va di raccontarci i brani? Iniziamo con E invece io.

Riccardo Sinigallia – E’ una canzone che ho scritto in due momenti diversi. Due momenti diversi ma in realtà appartenenti a contesti simili. Si tratta di due seminari. Il primo era un workshop di scrittura che ho tenuto sul Gargano. Avevo chiesto ai ragazzi di separarci per un paio d’ore e di scrivere qualcosa. Ho approfittato di quel tempo per scrivere anche io, e così sono nate alcune strofe di questo pezzo. L’altro seminario l’ho invece fatto come partecipante a Paros con un produttore israeliano fantastico. Dopo quel seminario scrissi tutto il resto del pezzo. Due seminari: uno molto spirituale, l’altro più tecnico.

Una rigenerazione.

Riccardo Sinigallia – E’ una canzone scritta da Filippo nella quale però mi ritrovo totalmente. Ho aggiunto alcuni versi e lavorato molto sulla musica. Ed è anche quella una sorta di “bandierina” perchè anche lei parla della possibilità di riprenderci le chiavi del nostro presente.

C’e poi una canzone che per te ha un significato particolare, Che non è piú come prima.

Riccardo Sinigallia – In questa spunta la figura di mio padre, con cui ho un rapporto molto stretto. Lui adesso ha la sua età e vive un momento di salute un po’ difficile. E’ una canzone che ascolto poco, perchè quando lo faccio mi fa quasi male. Però in questo brano c’è tutto l’amore che ho nei suoi confronti e tutte le avversità che abbiamo superato insieme ma anche separatamente.

Ed è una cosa che traspare molto bene e colpisce anche noi che non conosciamo tutte le pieghe di questo rapporto. Altro tema autobiografico sta alla base di Io e Franchino.

Riccardo Sinigallia – Purtroppo ho questo grande limite come autore, e cioè che non riesco a scrivere se non attingendo alla mia vita e di solito quando lo faccio emergono queste storie importanti e piene di momenti impegnativi. Io cerco sempre di affrontarli con la massima leggerezza possibile. Questa è la storia di un’amicizia tra me e Francesco Zampaglione, con cui ho condiviso una ricerca musicale ma non solo. Abbiamo passato insieme quel particolare periodo che è la post adolescenza e nel brano ho voluto raccontarlo.

Ultima domanda: abbiamo consumato l’album a furia di ascolti. Ma ora quando potremo ascoltarlo dal vivo? Che novità ci sono per il tour? 

Riccardo Sinigallia – Mentre parliamo mi trovo proprio negli studi dove stiamo ultimando le prove per cercare di ripresentare anche dal vivo il disco con uno spettacolo che finamente dopo tanti anni è “ricco”: avrò cinque musicisti sul palco insieme a me, ci sarà di nuovo l’elettronica, piu in generale ci sarà da divertirsi perchè dopo qualche anno finalmente ripropongo uno spettacolo completo. Per tutti.

 

(A cura di Silvia Cerri e Giuseppe Marino)
Riproduzione riservata

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