Brunori SAS: Intervista

Dario Brunori, io ed un camerino. Una sfilza di domande che più scontate non si può ed un violoncellista che mi minaccia (giustamente) per l’improbabile orario dell’intervista. Accade anche questo alla fine del bel live che ha visto la Brunori SAS esibirsi insieme ai Marta Sui Tubi sul palco della seconda edizione del Color Fest, festival di punta della stagione estiva calabrese. Il nuovo abum, il tour, i progetti futuri di Picicca (l’etichetta creata insieme a Simona Marrazzo nel 2001) e di Brunori: di questo e poco altro abbiamo parlato in una poco seria chiacchierata col cantautore cosentino che a proposito di musica in Calabria dice…

La prima cosa che volevo chiederti è questa: quando eravate impegnati a registrare il nuovo album a Belmonte Calabro insieme a Taketo Gohara, immaginavate quello che sarebbe venuto dopo, a cominciare da questa sorta di neverending tour?

DB – In realtà in quel periodo eravamo molto focalizzati sul disco. Tenevamo tutti, io e i ragazzi della band a fare un lavoro con molta più attenzione; non perchè in passato non ci sia stata, ma perchè al contrario delle altre volte non avevamo fretta e avevamo per la prima un produttore artistico con noi. Quello che immaginavamo semmai era un live che suonasse come il disco, e quindi meno legato alla mia figura di cantautore con chitarra. In più siamo stati lontani dai palchi da un anno e mezzo, per cui tutto quello che è venuto dopo ci ha sorpresi positivamente. Direi che se immaginazione c’è stata, la realtà l’ha positivamente superata.

Nel live di stasera abbiamo ascoltato i brani, sia nuovi che vecchi, in una nuova veste. E ciò si collega a quello che dici circa una maggiore attenzione all’aspetto musicale che cercavate…

DB – Il discorso tocca due aspetti: da una parte si tratta di godimento artistico; dall’altro bisogna considerare che quando suoni molto dal vivo – e noi siamo un po’ obbligati a farlo perchè è di questo che si vive – si rischia, senza un buon lavoro musicale alle spalle, di far subentrare un aspetto meccanico che rende noiosa la faccenda.

Invece come la mettiamo col famoso equilibrio idrosalinico di Dario Brunori. Ti ho sentito dire più volte che l’hai messo a dura prova durante questo tour.

DB – Ride (nda)

Ti è andata bene col fatto che quest’anno l’estate tardi a venire

DB – L’estate sta fingendo

Però immagino che comunque ci voglia anche da quel punto di vista una buona base di…

DB – Polase, il nostro segreto è quello. Non volevo fare pubblicità occulta ma devo dirlo: siamo endorser del Polase.

Questa sera siete stati di scena al Color Fest, giunto alla seconda edizione. Sembrerebbe essere nata una bella realtà, in luoghi dove fino a poco tempo fa c’erano soltanto sagre di paese. Allora ti chiedo – usando un parolone – : secondo te si respira aria nuova in questa terra?

DB – Secondo me, si…anzi senza “secondo me”: è un dato di fatto quando ci sono gruppi di ragazzi con una visione diversa, non solo nella scelta musicale, ma anche nella costruzione dell’evento e di tutto quello che c’è intorno, e che possiedono una freschezza tale e una voglia di guardare all’odierno piuttosto che rifarsi maniacalmente al passato. Non è che non debbano esistere le sagre – a me piacciono, sono cresciuto nei paesi – ma di sicuro non devono esserci solo quelle. E se comunque ci si vuole affacciare a cose diverse il Color da la possibilità di sperimentare qualcosa di differente, ed è anche un invito a confrontarsi con qualcosa di diverso dal solito. C’è chi quest’anno è tornato perchè gli è piaciuto quello che ha visto lo scorso anno, c’è invece chi ci capita per caso e personalmente sono contento se poi c’è qualcuno che è rimasto piacevolmente sorpreso da quello che ha visto e da quello che ha sentito. C’era davvero un bel clima dal punto di vista umano questa sera.

C’era magari anche qualcuno che non conosceva l’uso delle “h” (il riferimento è ad uno striscione che campeggiava in prima fila, e che Dario ha indicato affermando al microfono che contenesse un grossolano errore di ortografia – nda) ma per il resto possiamo dire che è stata una bella serata

DB – (Ride – nda) Quella è stata una mia cattiveria…la h c’era

Il tour vi ha visto calcare anche palchi “importanti”: vi siete esibiti al concertone del Primo Maggio, avete aperto due live di Ligabue e addirittura in occasione della data a San Siro avete fatto doppietta perché in serata vi siete poi esibiti al Mi Ami festival. Tempo fa avevi scritto una sorta di decalogo del musicista in tour per la raccolta Cosa Volete Sentire edita da Minimum Fax. Visto che credo lo abbiate sperimentato al 100%, quel decalogo è ancora valido?

DB – Assolutamente! Ora dovrei fare un upgrade del racconto, dovrei integrarlo con altre cose. Però è sempre valido così come la parte dedicata ai giornalisti e alle loro domande…

Infatti io ho preparato le più  scontate proprio per questo motivo. Manca giusto “Mi regaleresti una copia del tuo album?

DB – ”Perchè ho ricevuto solo gli mp3…“

Oltre ad essere un cantautore ed un musicista apprezzato, sei anche un esempio di quello che di buono questa terra riesce ogni tanto a produrre. E mi riferisco a Picicca con la quale in questi anni avete dato la possibilità a diversi progetti musicali di venire alla luce. Ai ragazzi che cercano di fare musica da queste parti cosa ti senti di sconsigliare: vale la pena di restare e provare a farsi spazio?

DB – Per me è difficile dare questo tipo di consigli, perchè la mia parabola è stata un po’ diversa. Ho vissuto tanti anni fuori, che non è proprio come partire da qui senza avere neanche un contatto. Molto di quello che ho costruito è venuto dagli incontri e dalla gente che ho conosciuto, prime fra tutte Matteo (Zanobini nda)…

Che tra l’altro stasera non è qui…

DB – No, è ad un matrimonio in Sicilia

Certo che le inventa tutte…

DB – Le inventa tutte pur di non avere a che fare con la Calabria e i calabresi. Non ne può più, ma è colpa nostra (Ride nda). Scherzi a parte però penso che oggi ci sia una maggiore facilità ad arrivare alle persone con canali differenti, e penso che se qualcuno abbia qualcosa da dire, è difficile che non venga notato, seppure in un piccolo giro. Il fatto che ci sia una realtà come il Color ad esempio vuol dire che esiste un pubblico interessato a seguire quello che qui si fa, come quello che propone Brunori SAS. E’ ndice del fatto che anche partendo da una realtà piccola, questa alla fine non è poi così limitata. E’ ovvio che poi c’è un aspetto legato alla “filiera” che permette di far musica. Li in effetti le cose sono un po’ più difficili. Anche per me è stato così: non è stato un boom da subito. Abbiamo lavorato molto, andando molto in giro. Però credo comunque in molti siano disposti afare altrettanto. Un piccolo consiglio che mi sento di dare è di lavorare fin da subito, e utilizzo questa parola volutamente. Per me c’è sempre stata un’attitudine a guardare le cose professionalmente, oltre al desiderio artistico di base.

Ho letto che quando ti capita di suonare in una situazione che non è la solita, ti piace studiare quello che accade dietro le quinte. Capire come lavorano gli altri.

DB – Mi piace l’idea che ci sia un’organizzazione. Se ci piacciono le cose che vengano da fuori, allora dovremmo imparare e capire come lavorano fuori. Stasera sono conteno perché c’è una situazione organizzativa, tecnica e umana non scontata. Per fare musica non servono solo i musicisti, ma anche una serie di figure che ruotano intorno, che devono però avere un certo tipo di sensibilità. Se aumenta il pubblico come quello che era stasera qui con noi, beh questa sensibilità sarà destinata ad aumentare. Allora non esisterà più soltanto il gestore del locale interessato a vendere birre, ma ci sarò il ragazzo che si interessa a questo mestiere. L’importante è, per realtà come la nostra, fare rete. Il che è un vantaggio non solo per chi vive qui, ma anche per chi vuole venire a suonare qui. Sai quante band avrebbero il desiderio di arrivare fino in sicilia e magari potersi appoggiare in Calabria e trovare anche da queste parti occasioni interessanti? Ci sono già posti che ti permettono di farlo, ma certo se ce ne fossero di più i ragazzi calabresi avrebbero la possibilità di confrontarsi con realtà nuove

Che è cosa sempre molto importante

DB – No no…direi che è fondamentale!

Progetti futuri di Picicca e di Dario Brunori?

DB – Con Picicca ci stiamo concentrando su un ragazzo toscano molto interessante oltre che bravo: Lucio Corsi. Stiamo lavorando con lui, e inoltre stiamo per dare alla luce il nuovo lavoro di Antonio Di Martino che dovrebbe essere in uscita  a breve. Invece io credo che mi fermerò a fine settembre e per scrivere cose nuove. Ho davvero voglia di scrivere qualcosa di nuovo.

 

(A cura di Giuseppe Marino)
Riproduzione riservata

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